Viaggio nel Museo di Palestrina
Viaggio nel Museo archeologico nazionale di Palestrina. La storia dell’antica Praeneste e della sua magnificenza, della Dea Fortuna e dei suoi famosi oracoli, è concentrata in un’esposizione che ruota intorno ad un tesoro assoluto: il mosaico policromo, uno dei più raffinati e grandi mosaici ellenistici conservati, realizzato alla fine del II secolo a. C. da artisti alessandrini.
Un’ipnotica e fantastica cartina dell’Egitto sotto il dominio dei Tolomei: il corso del Nilo, la Nubia, i cacciatori e una serie di animali con i nomi scritti in greco, i templi e il mare. Magnifico per colori, dettagli e per l’esecuzione raffinata.
Il Museo è ospitato in sedici sale del rinascimentale Palazzo Colonna Barberini che a sua volta sorge sugli affascinanti resti dell’antico Santuario della Fortuna Primigenia, la cui fama arrivava fino alla Grecia e all’Asia Minore anche come promotrice di fecondità. Suggestive le terrazze artificiali, realizzate alla fine del secondo secolo a. C., con rampe e scalinate che consentivano ai fedeli di risalire il monte Ginestro per arrivare al tempio vero e proprio, come in un’ascesa verso il cielo.
Una scenografia che si sposa con il paesaggio e ne fa un luogo magico. Si tratta, infatti, del maggiore esempio dell’architettura ellenistica in Italia.
Il pozzo e gli oracoli
Proprio di fronte all’ingresso principale di Palazzo Colonna Barberini, sulla Terrazza degli Emicicli, si conserva un pozzo. Sarebbe quello in cui, secondo Cicerone, Numerio Sufficio avrebbe ritrovato le sorti, cioè le tavolette di legno da cui si traevano auspici sul futuro. Una delle leggende legate al luogo ipotizza che gli oracoli venissero scritti all’interno dello stesso pozzo da una figura femminile che rimaneva celata nell’ombra. Sempre secondo la leggenda era un bimbo che veniva calato per prelevare le risposte da consegnare a chi aveva interrogato l’oracolo dando in cambio un’offerta. Era detto “Pozzo delle sortes” e lì era collocata una statua della Fortuna Primigenia di marmo bianco. La Dea era rappresentata seduta mentre allattava Giove e Giunone fanciulli. Ad essa dovrebbe appartenere la grande testa rinvenuta nel riempimento del pozzo, oggi esposta nel museo.
Tre piani di sale divise per temi
Il primo piano ospita i reperti che raccontano il culto della dea Fortuna, copie romane di capolavori greci, statue onorarie, ritratti e rilievi di età repubblicana e imperiale dove spicca la statua mutila di Iside-Fortuna. Tutto ciò, insomma, che un tempo era incastonato nel Santuario la cui scoperta risale al dopoguerra. I resti emersero, infatti, durante la rimozione delle macerie dei bombardamenti del 1944. Qui si trova una delle opere più importanti del museo: il bassorilievo del trionfo di Traiano.
Stupefacenti necropoli
Il secondo piano è dedicato alle necropoli e ai santuari, con preziosi oggetti in bronzo e terrecotte votive. Tutto ciò che accompagnava i defunti nell’ultimo viaggio. Tutto databile in uno spazio di tempo compreso tra il V e il III secolo a. C. A partire dalla tomba numero 9 della Selciata, riproposta con i corredi originali. Ciste, specchi, oggetti per la cura del corpo e altri d’uso quotidiano, spesso di fattura raffinata. Di particolare impatto espositivo i cippi funerari a pigna. Venivano utilizzati come segnacoli per identificare le sepolture. Nella necropoli Colombella, portata alla luce sulla via Prenestina poco prima delle antiche mura di Praeneste a partire dal 1855, ne furono trovati 333: alcuni più semplici, altri decorati e con iscrizione e altri, più rari, sormontati da un busto femminile.
Il mosaico policromo del Nilo
Al terzo piano un’unica sala espone il celebre mosaico policromo del Nilo. Fu scoperto agli inizi del Seicento nell’Aula Absidata che fiancheggia la basilica nel foro cittadino. Venne portato a Roma e quindi, donato al cardinale Francesco Barberini, fu riportato a Palestrina per essere ospitato nel Palazzo Colonna Barberini, dove era stata appositamente allestita una sala.
Altri mosaici
I mosaici che illustrano il ricco apparato decorativo delle domus prenestine e fanno capire quanto fiorente fosse la città sono collocati in altre sale del museo. Come quello dei Grifoni (I secolo a. C.): mostri marini, grifoni e draghi composti in piccole tessere con una fattura che richiama alla stessa scuola di artisti alessandrini del mosaico del Nilo.
Com’era il santuario ai tempi d’oro
Il plastico che ricostruisce il Santuario della Fortuna Primigenia in scala 1:50, a seguito di un recente spostamento arrivato dopo il restauro, si trova nell’abside dell’atrio, all’ ingresso. E’ nato con il museo, realizzato in base a studi condotti da Fasolo e Gulini dopo la scoperta del Santuario.
I “Fasti prenestini”: il calendario made in Praeneste
Nella sala IV c’è una copia fedele dei celebri Fasti Prenestini. E’ il calendario elaborato tra il 6 e il 10 d.C. dal grammatico ed erudito Verrio Flacco, che fu educatore dei nipoti dell’imperatore Augusto. Originariamente i Fasti erano 12, uno per mese, e si trovavano in un apposito monumento nel centro della città. Sono rimasti quattro frammenti relativi a quattro mesi (oggi custoditi al Museo nazionale Romano). La stessa sala ospita due meridiane venute alla luce durante altri scavi, che completano l’illustrazione dei sistemi di misurazione del tempo in epoca romana.
Il Criptoportico
Il criptoportico è un lungo corridoio con volta a botte che collegava le due ali del portico del santuario di Fortuna, correndo sotto le gradinate della cavea teatrale che oggi costituisce la scala d’accesso al museo. Vi si conservano alcune delle colonne della fila intermedia, con i relativi capitelli corinzi. Qui sono esposti vari frammenti architettonici, sculture ed iscrizioni provenienti da varie zone della città.
Se sei appassionato di questi siti fai il tour
Miti antichi e leggende dove la divinità regna incontrastata tra magnificenza e bellezza. Per gli appassionati di santuari la visita può iniziare o proseguire nella vicina Tivoli, presso il Santuario di Ercole Vincitore per un tour di 24 ore tra sorpresa e fascino.
Tutte le info utili
- Indirizzo e tel: Il Museo archeologico nazionale di Palestrina si trova in piazza della Cortina
tel. e fax +39 06 9538100 - Orario visita: da lunedì a domenica dalle ore 9 alle ore 20 (ultimo ingresso ore 19).
- Orario di apertura dell’area archeologica del Santuario della Fortuna Primigenia: gennaio e febbraio: 9-16; marzo: 9-17; aprile: 9-18; maggio: 9-18,30; giugno-agosto: 9-19; settembre: 9-17,30; ottobre: 9-17; novembre e dicembre: 9-16.
- Chiusura: il primo gennaio e il 25 dicembre, salvo aperture straordinarie su progetto MiBACT.
- Accessibile e persone con disabilità motoria grazie a rampe e ascensori. Ausili didattici per non vedenti e ipovedenti. Guardaroba gratuito.
- Biglietto: intero 5 euro; agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiBact.
Come arrivare
Palestrina si trova a 44 chilometri dal centro di Roma, a 27 da Guidonia, a 35 dal centro di Tivoli. In auto: autostrada Roma-L’Aquila (A24) con uscita Tivoli o Lunghezza, l’A1 con uscita San Cesareo o Valmontone. Alternative: la strada provinciale Prenestina o la statale Casilina. E’ possibile arrivare in bus Cotral (per orari consultare App). In treno si scende a Zagarolo e da qui si possono usare apposite navette che conducono a Palestrina.
Giornalista professionista, cronista da 25 anni. Scrive per l’edizione Metropoli de Il Messaggero di Roma, è tra i fondatori del network Point. Appassionata di Calabria, la sua terra, e di piccoli viaggi che aprono grandi orizzonti
